"Come musicista itinerante, e per tutta la vita, sono stato un visitatore . . ."
Queste le parole di introduzione che Matias Aguayo, label manager dell'etichetta cileno / tedesca Cómeme, ci porta per presentare il suo terzo album da solista : The Visitor.
Artista dalla mentalità aperta e versatile, Matias dimostra continuamente la sua capacità di adattarsi alle frequenze creative che ha incontrato in tutti i suoi viaggi svelando sempre l'imprevisto piuttosto che placare gli appassionati di un genere specifico.
Alla Leggenda l'Atto riesce tanto semplice quanto sconvolgente, rivoluzionario per il mondo ma non per lui che vive i suoi gesti con la naturalezza ovvia di chi li pensa e poi li fa. Un esempio calzante di tutto questo è Rick Wade, la storia parla chiaro.
Nato nei pressi di Chicago, a meno di un'ora da quel Southside culla della musica nera dagli anni 50 in poi, studia all'University of Michigan a Detroit e condivide la consolle del Nectarine Ballroom con un certo Jeff "The Wizard" Mills. Eventi e situazioni differenti accomunate evidentemente da un vicino destino: così come Mills "Il Mago" diventa "l'Alieno" inventando la Techno, anche Wade diventa il Re di un genere, la Deep House, di cui praticamente si fa primo promotore culturale sia ai party che alla radio, attraverso il suo famosissimo dance show radiofonico del sabato sera "Journey to the Land Of House" andato per anni in onda sulla WCBN di Detroit.
Thomas Mullarney e Jacob Gossett in arte Beacon dubuttano con l'album "The Ways We Separate" su Ghostly International.
Come suggerisce il titolo, questo lavoro consolida e sviluppa l'idea della separazione del contesto e del senso, frequenze diverse ma coinvolte in una intensa relazione, desideri e passioni con svariate prospettive per la costruzione di una riflessione sfumata alla base di questo progetto.
Un'ampia tavolozza ricca di sonorità e sintesi analogica muove gli ingranaggi della sperimentazione e dell'elaborazione, mentre lo stato d'animo dell'ascoltatore rimane costantemente immerso in una notte di introspezione sconfortante e oscuramente seducente.
I Suuns di Montreal possiedono una caratteristica rara nella musica rock: la moderazione. I Suuns sono nati nell'estate del 2006, quando il cantante / chitarrista Ben Shemie e il chitarrista / bassista Joe Yarmush si sono incontrati per fare delle prove - che poi sono diventate velocemente una manciata di canzoni. Al duo si è presto unito il batterista Liam O'Neil e il bassista / tastierista Max Henry, a completare la line-up. "Non penso che che per il primo anno potessimo definirci veramente una band" - ha ipotizzato Ben. Forse non è stato così finche un amico gli ha procurato uno spazio sotto i riflettori del Pop Montreal 2007, in cui di fatto il gruppo si è esibito con il primo "vero concerto".
Dopo lo sconvolgente ed emozionante debutto con l'album Zeroes QC, i Suuns stanno per tornare con un lavoro nuovo di zecca, l'album Images Du Futur. Registrato durante l'inverno 2011/primavera 2012 nella loro città madre Montereal, l'album è venuto alla luce durante le proteste studentesche in Quebec. Spinti da ciò che Ben Shemie chiama "un clima di eccitazione, speranza e frustazione", i Suuns hanno cercato di costruire ed espandere sulle fondamenta posate dal loro album di debutto, aggiungendo manovre dinamiche e nuove texture. Oggi possiamo assaporare l'anteprima di Images du Futur grazie al singolo "Edie's Dream", inizialmente uscito in esclusiva su Pitchfork."Edie's Dream" inizia con una singola linea di basso ripetuta da cui si innalzano altri livelli: prima la batteria, poi un soffio di white noise, echi di chitarra e infine il cantato. Poi la canzone si sposta in modo intelligente e quasi subliminale su delicati tocchi jazz, tutto si fonde in un forte boogie scheletrico.
E' appena stato pubblicato anche il nuovo video ufficiale per "2020". Diretto da Sabrina Ratte, il video è una passeggiata abbagliante tra le performance live dei Suuns, scossa da continui flash e forme geometriche in movimento. "What you see is really what you’re seeing".
La realease ufficiale dell'album è il 5 Marzo 2013, ma è già disponibile il pre-order su SC Distribution, Amazon e iTunes (con un free download di “2020″). Se si ordina la deluxe edition da SCD, si riceve Images Du Futur su CD e su vinile nella colorazione Lavender Smog (fino a esaurimento scorte), il vinile di Zeroes QC, un glossy poster con la cover art e il digital download del nuovo album.
Seguaci del Funky sound, amanti del Soul Power, adepti della disco venite venite: l'album dei paladini Soul Clap ,"Efunk", vede finalmente luce chiaramente su Wolf & Lamb .
Per tutti coloro che si sentono nominati, presi in causa, attenzione, disperate perchè putroppo qui di buono c'è davvero poco. Di nuovo ancor meno.
Il nostro duo preferito sintetizza in 13 tracce la loro passione verso lo sculetto facile, verso il sorriso spontaneo, verso il dancefloor mezzo danzante e mezzo al bar a bere; in questo lavoro percepiamo le loro influenze Soul, Funk e Disco rivisitate in chiave '80s ma l'effetto è un po' seduto, zoppicante, insipido. Si perchè mentre sei all'ascolto e speri di continuo in quella linea di basso che li ha caratterizzati finora, rischi di cadere dalla sedia per un insolito colpo di sonno dopo almeno 3 caffè già bevuti.
Ed è proprio mentre scrivo questo pezzo che sono un po' indeciso sul da farsi, recensire si, recensire no; da queste parti non siamo abituati a parlar male di nessuno, soprattutto quando gli attori principali di questo film sono volti noti, conosciuti, applauditi e acclamati.
Forse il mio orecchio ha bisogno di una pausa, forse il mio orecchio ha bisogno di riascoltare e riascoltare ancora per capire cosa c'è dietro. Penso spesso al fatto che i suoni attraversano i miei timpani ormai così velocemente che probabilmente qualcosa mi può sfuggire, ma questo album è nella mia libreria di iTunes ormai da un mese e mezzo e forse è arrivato il tempo di realizzare se sono io che non ci sto capendo più niente, se sono ormai sull'orlo della pazzia o se forse è proprio questo progetto che non ha le carte per entusiasmarmi. A voi l'ardua sentenza! Buon ascolto.
Un album techno essenziale e crudo con atmosfere da “Escape
from New York” addolcite da un uso frequente di archi, come nel caso della track
2E2L che cresce lentamente avvolta da synth ossessivi. Una certo sapore Old
School traspare nei suoni di Kleine Schwarze Katze: un viaggio acido con un
bassline vigoroso, mentre Bring It ricorda alcuni momenti delle produzioni di Dj Duke, specialmente su King Street. In un disco essenzialmente strumentale
spicca Riding on The Rhythm che ha un vocal interessante, una sorta di “Spoken
Ragga” con degli organini dal
suono mantrico su una ritmica - che forse poteva essere un po’ più curata. Su
Chouchou troneggia un sample di chitarra (Baden Powell?) su cui si articolano
fiati che mi hanno ricordato gli audaci esperimenti sonori di Jon Hassell. E’
questo forse il tocco dove si riesce ad intravedere un pizzico di genialità
per un disco che vive tra luci ed ombre sia a livello creativo che di
produzione, ma che regala sicuramente qualcosa al dancefloor.
Grace Jones non ha bisogno di presentazioni. E la sua arma, oltre alla forte personalità, versatilità e carattere, è ovviamente la voce. Una voce calda ma allo stesso tempo distante, androgina - talvolta robotica, ma capace sempre di trasmettere emozioni che mischiano radici di varia natura. Ascoltare Grace ti porta subito a pensare alla Factory, alla NYC degli anni '80 in piena esplosione della cultura pop, a quel contesto in cui sperimentazione, avanguardia, malinconia e glamour si fondevano insieme. Pioniera di stile, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti, la vocazione di Grace all'innovazione, pur mantenendo saldi i riferimenti di partenza, l'ha resa un'icona.
Grace è nata in Giamaica e la sua passione per il reggae è quindi "naturale" e rappresenta l'altra faccia della sua carriera, più nota forse per i lavori in ambito disco.
Questo nuovo album Hurricane Dub, che rivede in chiave ambient/dub le traccie di Hurricane del 2008 (con le collaborazioni di nomi come Brian Eno e Tricky), è un buon lavoro. Certo non siamo di fronte a qualcosa di incredibilmente innovativo: i suoni sono conosciuti e per chi ha un minimo di conoscenza di dub, trip hop e ambient sarà facile trovare riferimenti molto marcati agli Heroes del genere (Lee' Perry, Mad Professor, King Tubby, Massive Attack e via dicendo). Ma quello che piace è che Grace, quasi vent'anni dopo il suo ultimo album, invece che lasciarsi ammaliare dalle tentazioni di ottenere un facile successo commerciale con hit da radio o discoteche estive (come purtoppo fanno in molti), si ripropone al pubblico puntando sulle sue radici e su un sound di nicchia. L'album scorre in un viaggio fluido e dalla traccia di apertura "This is a Dub" sino alla chiusura "Hell Dub" si rimane avvolti in echos&effects, dubbate e giri di basso che riassumono il meglio del dub/ambient moderno e che richiamano il lavoro di artisti come Alex Patterson. E il tocco della divina Grace si sente e non può che aggiungere classe al lavoro complessivo prodotto da Ivor Guest, collaboratore storico della Jones.
Spinto da venti Nord Europei, Apparat butta l'ancora e ormeggia in terre scandinave piene di enfasi, pathos e olii profumati scambiati nei mari lontani e profondi con la Compagnia delle Indie.
Si perchè se la religione Musica l'ha portato fino a qui, un buon motivo ci sarà.
Dimentichiamoci la sua figura da maestro del tre quarti, della break house spezzata e incalzante per riviverlo in una condizione quasi mistica, riflessiva e forse anche introspettiva.
Le fragranze di incenso si mischiano alle temperature gelide delle frastagliate coste del mar Baltico in un mix di suoni rock ed elettronici dal sapore ambient; la sua voce perpetua ti lascia a gambe incrociate e palmi delle mani rivolti al sole come nei migliori momenti di concentrazione zen, scuotendoti l'animo e portandoti a respirare aria fresca che purifica la mente - ma soprattutto lo spirito.
posted by Kollektiv Smokeless
Apparat - The Devil's Walk Mute Records 27 settembre 2011
Say What? House Music All Night Long.... potrebbe tranquillamente essere il claim dell'omonimo album di Azari & III. Il gruppo di Toronto raccoglie il sound che l'ha reso famoso e lo chiude in un lavoro ricco di sonorità 80s House che lo contraddistingue nei dancefloor più roventi, suonato e supportato dai djs di tutto il mondo. Alixander III e Dinamo Azari si appropriano del lascia passare per i palcoscenici più importanti della scena clubbing worldwide cavalcando ricordi della scena Chicago house con ritmiche incalzanti, synth potenti e melodie trascinanti che farebbero muovere anche i ballerini più ingessati della pista. Volere-volare con Change of Heart alla mattina di una notte di mezza estate per richiudere gli occhi e continuare a muoversi sensualmente con Manhooker; scoppiare in un urlo liberatorio con Hungry for The Power e poi ballare il boogie con Reckless. Manik chiude l'album e come nuovo singolo in uscita su "Turbo" sfoggia remixer di altissimo livello come Dj Sneak e Maceo Plex. Stanchi delle feste ingessate?
posted by Kollektiv Smokeless
Azari & III - Azari & III Loose Lips Records agosto 2011
Gli Old Time Relijun sono la band che più di tutte ha rivitalizzato la roots-music americana radicalizzandone gli aspetti più viscerali, spirituali, rituali, sacrali; ha rievocato il primo blues, il primo jazz, il primo folk, il primo rock (-abilly) li ha rivoltati, scuoiati, divorati fino a incarnarli poi in una creatura musicale inaudita che ha fatto scuola in tutto il mondo pur rimanendo unica e insuperabile. Questa ricerca al centro della cultura popolare più originaria, ancestrale e irrazionale (caratterizzata in primis da quel binomio sessualità/distruzione che è alla base della cultura americana…e umana in generale) ha spinto il leader Arrington de Dionyso fino al punto di sganciarsi completamente dalla musica pop tradizionalmente intesa (quel rock che in fondo ancora domina nelle produzioni della band) per avventurarsi nei territori più oscuri e profondi dell’animo umano, dell’inconscio collettivo, dello spirito pre-umano da cui proveniamo. E un viaggio del genere non poteva che essere percorso da solo. Lo strumento che ha impugnato per questa ricerca nell’ignoto non poteva che essere quella sua voce extra-ordinaria, ipnotica e mantrica, che più di ogni altro elemento ha definito fin da subito la strada intrapresa con gli OTR, e che più di ogni altro mezzo ci permette di confrontarci con il nostro mondo interiore, carnale e spirituale (non a caso un suo album solista si intitola "Breath of fire"). In questo tipo di ricerche sonore, gli stessi strumenti musicali che utilizza (spesso auto costruiti) non sono altro che mere estensioni delle sue corde vocali, come se tutto servisse semplicemente a rivelare ogni possibile, aliena, inespressa espressione del puro flatus vocis, ossia del respiro vitale bruto, indefinibile, ancora non inquadrato nel sistema convenzionale del linguaggio umano, un mondo tanto confortevole (perché piccolo e chiuso) quanto innaturale e soffocante.
Stesso discorso per le sue opere grafiche, altro importante strumento adoperato per i suoi esperimenti sciamanici: il tratto è quello di un indemoniato, di un uomo che ha perso il controllo razionale per abbandonarsi alle forze misteriose che governano il mondo: le raffigurazioni oscene e inquietanti, bestiali e divine, riflettono quanto scovato nei suoi viaggi nel mondo del sogno. Assistere ad una sua esibizione o confrontarsi con i suoi disegni è un’esperienza difficile ma liberatoria, mistica, dionisiaca: nomen omen.
posted by Davide Rufini (Interbang Records)
Arrington De Dionyso
"Suara Naga" - Interbang Records
Live Performance and Exhibition: 13 Aprile 2011 @ Serendeepity, Milano
In occasione del tour europeo per l'uscita del primo album solista edito dalla sua Full Pupp, Il Principe norvegese della disco, Prins Thomas, è arrivato la scorsa settimana a Milano per la prima delle date italiane che l'hanno visto ospite della serata Detuned al Tunnel, poi in viaggio per Bologna, Locomotiv e Roma, in una preview-night del festival Dissonanze.
Mr. Thomas ha lo stile nelle vene, un incredibile gusto nella commistione di suoni eterogenei che ti guidano in un viaggio onirico dalle connotazioni space disco, senza tralasciare la spiccata influenza kraut, le componenti psichedeliche e adult orientated rock che emergono proprio in questo suo ultimo lavoro presentato a Milano il 23 Aprile in sessione pomeridiana al negozioSerendeepity, a casa dei Barking Dogs. Tra l'altro il duo milanese non si fa certo mancare il piacere di aprire molti dei guest djs di passaggio a Detuned e quella sera è stato Cristian Croce a fare gli onori come "local hero".
E il party? Chi ha una vaga idea della dialettica sonora di Prins Thomas può immaginare l'elevato livello di coinvolgimento e fascinazione a cui le orecchie sono sottoposte quando decide di sfoggiare il meglio della sua cifra stilistica. Chi invece non ce l'ha, vada a farsi questo assaggio di pura selezione dall'ultimo mix fatto per Beats In Space.
Poi quello che succede quando il locale è carico e si scuote ai fremiti delle onde sonore, aggiunge quella componente che diventa piacere e pazzia, nell'imprevisto che ti trascina da un beat sincopato e profondo a un classico che ti fa cantare a squarcia gola... "Clowns to the left of me, Jokers to the right, here I am, stuck in the middle with you..."
Se a un certo punto sfodera un Celentano DOC, cosa ti rimane da dire? ... e poi comunque... Tequila!!! Vibrazioni ebbre in vorticoso circolo, via le scarpe ... e la pista in amore cosmico, assecondando il tramonto di una "FESTA" all'alba di un nuovo giorno.
Certo non c'era da aspettarsi altro da uno degli uomini di spicco di quella corrente scandinava che tiene alto lo scettro di genere: la sua attività sulla scena discografica europea è ben nota grazie alla label Full Pupp,
esclusivamente concentrata sulle produzioni della “Norwegian Rude Viking Disco”, e alla più recente Internasjonal, nata per estendere il bacino degli artisti anche alla scena internazionale.
La Disco Trinità di nordica provenienza composta da Thomas, Lindstrøm e Terje è ormai sulla bocca di tutti da tempo e proprio il prossimo 7 maggio Todd Terje tornerà su suolo milanese, sempre ospitato dalla crew di Detuned, per il closing party di stagione al Tunnel... perché spostarsi, in Norvegia si sta bene!
Per chi c'era e vuole rinfrescarsi le idee, ma anche per chi, digraziatamente, non era presente...