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venerdì 1 luglio 2011

Sonar 2011 | Alva Noto & Ryuichi Sakamoto

Alva Noto, Carsten Nicolai, Ryuichi Sakamoto, Sonar 2011, Barcelona,Teatre Grec

Non sono bastati i pochi feedback delusi-annoiati di chi conosceva già l' "S-tour"a farmi rinunciare, e ho fatto bene. Non avrei mai pensato di assistere allo spettacolo più gratificante di un intero Sonar proprio domenica, il giorno in cui il programma serale avrebbe dovuto includere solo svacco!

Alva Noto, Carsten Nicolai, Ryuichi Sakamoto, Sonar 2011, Barcelona,Teatre Grec

Sarà stata l'inaspettata visione di un tramonto su Barcellona da un' altrettanto inaspettata location sui pendii frondosi di Montjuic, ma la spettacolarità di un luogo può aver contribuito a rendere la mia mente pronta a lasciarsi estasiare. O forse, più semplicemente, l'estasi l' hanno creata loro, unendo due menti poetiche e geniali con una disarmante precisione razionale.

Sonar 2011, Barcelona, Teatre Grec

Ci aspettavamo solo un teatro, ma i posti in quinta fila che avevo prenotato mesi prima con devota attenzione si trovavano in un anfiteatro greco scavato nella roccia, circondato dalla vegetazione e illuminato dal cielo ancora chiaro, proprio come canta l'originale "By this river" di Brian Eno "Underneath a sky that's ever falling down", la cui cover verrà proposta pochi minuti dopo, commovente.
Alva Noto e Ryuichi Sakamoto riescono sempre a produrre nel pubblico una sensazione di doverosa riverenza - e ci mancherebbe.
La tappa di Barcellona era l'ultima del tour in supporto del loro ultimo album "Summvs", il quinto che li vede lavorare fianco a fianco dal 2002. Il pianista poetico e il pioniere elettronico, incredibilmente sinergici nel produrre contrasti emozionali e sensoriali, si presentano sul palco silenziosamente, e si avvicinano l'uno all'enorme e caldo pianoforte nero, l'altro a laptop e devices posti su un desk bianco e glaciale. Sempre contrasti, sempre alchimia.

Alva Noto, Carsten Nicolai, Ryuichi Sakamoto, Sonar 2011, Barcelona,Teatre Grec

Sono a parecchi metri l'uno dall'altro, su un palco senza fronzoli, ma la loro intesa silenziosa e distante parte in un secondo, quando il lungo schermo si accende delle prime luminose e astratte acromie. Carsten Nicolai ( vero nome e allo stesso doppio artistico di Alva Noto) è il vero regista di tutto questo, e con la sua piattaforma di programmazione riesce (per quanto mi riguarda abbastanza misteriosamente) a sincronizzare suoni e immagini alla perfezione. Il risultato sono frequenze profonde e ritmiche in bilico tra tensione musicale e progettualità visuale.

Alva Noto, Carsten Nicolai, Ryuichi Sakamoto, Sonar 2011, Barcelona,Teatre Grec

Le poche note oscure e sensuali di Sakamoto hanno una carica emotiva che rende il più ruvido glitch un attimo di poesia, mentre la regolarità delle battute di Alva Noto sembra dare rigidità all'impianto melodico, ma è proprio quella sorta di minimalismo armonico a darmi l'impressione di essere in un sentiero dal quale posso uscire senza paura di perdermi.
I video accompagnano l'intero spettacolo con gli intrecci grafici che i cultori della Raster Noton conoscono bene, aiutano il pubblico a farsi investire completamente dalla musicalità dei contemplativi assoli di pianoforte senza perdere il senso razionale delle frequenze elettroniche.



In alcuni momenti le melodie si fanno seducenti e nostalgiche, come quando colgo le note di "Forbidden Colors"; in altri l' energico tocco fisico delle corde del piano provoca una carica empatica ai limiti dell'irrequieto, l' alternanza di emozioni, di suoni, di tecniche e il contrasto fra di esse sembra essere alla base del progetto, l' intento risulta chiaro, il risultato coerente, ed io mi sento di apprezzare a pieno l'estetica dell'apparente imperfezione.
posted by Julia Zacchetti

Sonar 2011
19.06.2011 @ Teatro Grec, Barcelona
Alva Noto + Ryuichi Sakamoto

mercoledì 20 aprile 2011

ARRINGTON DE DIONYSO | live performance & exhibition

Arrington de Dionyso, live, performance, exhibition, mostra, milano, serendeepity, discosafari

Gli Old Time Relijun sono la band che più di tutte ha rivitalizzato la roots-music americana radicalizzandone gli aspetti più viscerali, spirituali, rituali, sacrali; ha rievocato il primo blues, il primo jazz, il primo folk, il primo rock (-abilly) li ha rivoltati, scuoiati, divorati fino a incarnarli poi in una creatura musicale inaudita che ha fatto scuola in tutto il mondo pur rimanendo unica e insuperabile. Questa ricerca al centro della cultura popolare più originaria, ancestrale e irrazionale (caratterizzata in primis da quel binomio sessualità/distruzione che è alla base della cultura americana…e umana in generale) ha spinto il leader Arrington de Dionyso fino al punto di sganciarsi completamente dalla musica pop tradizionalmente intesa (quel rock che in fondo ancora domina nelle produzioni della band) per avventurarsi nei territori più oscuri e profondi dell’animo umano, dell’inconscio collettivo, dello spirito pre-umano da cui proveniamo. E un viaggio del genere non poteva che essere percorso da solo. Lo strumento che ha impugnato per questa ricerca nell’ignoto non poteva che essere quella sua voce extra-ordinaria, ipnotica e mantrica, che più di ogni altro elemento ha definito fin da subito la strada intrapresa con gli OTR, e che più di ogni altro mezzo ci permette di confrontarci con il nostro mondo interiore, carnale e spirituale (non a caso un suo album solista si intitola  "Breath of fire"). In questo tipo di ricerche sonore, gli stessi strumenti musicali che utilizza (spesso auto costruiti) non sono altro che mere estensioni delle sue corde vocali, come se tutto servisse semplicemente a rivelare ogni possibile, aliena, inespressa espressione del puro flatus vocis, ossia del respiro vitale bruto, indefinibile, ancora non inquadrato nel sistema convenzionale del linguaggio umano, un mondo tanto confortevole (perché piccolo e chiuso) quanto innaturale e soffocante.
Arrington De Dyoniso, artworks, mostra, opere, quadri, serendeepity, milano, discosafari

Stesso discorso per le sue opere grafiche, altro importante strumento adoperato per i suoi esperimenti sciamanici: il tratto è quello di un indemoniato, di un uomo che ha perso il controllo razionale per abbandonarsi alle forze misteriose che governano il mondo: le raffigurazioni oscene e inquietanti, bestiali e divine, riflettono quanto scovato nei suoi viaggi nel mondo del sogno. Assistere ad una sua esibizione o confrontarsi con i suoi disegni è un’esperienza difficile ma liberatoria, mistica, dionisiaca: nomen omen.

posted by Davide Rufini (Interbang Records)




Arrington De Dionyso
"Suara Naga" - Interbang Records

Live Performance and Exhibition:  13 Aprile 2011 @ Serendeepity, Milano