giovedì 17 febbraio 2011
What's goin' on | BY SEVERINO | #2
Eccoci con un altro contatto dalla citta' di Londra !
Per iniziare, parliamo un po' di shopping e vie interessanti. Monmouth street, in zona Covent Garden, mi è sempre piaciuta: in primo luogo perchè uno dei migliori coffee place si trova proprio qui, è il Monmouth Coffee. Ci troverete il caffè espresso fatto come si deve e anche il cappuccino, in più c'è la vendita al dettaglio di vari tipi di caffè da tutto il mondo e infatti ogni giorno scrivono su una lavagna la provenienza della miscela servita. Lo stesso bar lo trovate anche a Borough Market, altra zona tre le mie preferite, ma di questo ne parleremo un' altra volta.
Di fronte al Monmouth Coffee, non perdetevi due negozi super: Unconditional (per skinny models e pretty boys) e Murdock....per il modern englishman, un posto carico e classico dove comprare profumi, foulard e anche farsi i capelli e barba (visto che sta ritornando un po' il look totalmente "shaved").
Ultimo da segnalare nei dintorni è il negozio Coco De Mer, per chi va in cerca di oggetti un po' particolari per serate sexy e....di un vasto assortimento di biancheria per signorine Per Bene...Ahaha!
In quanto eventi questa settimana segnalo il festival di FELA alla National Theatre: la vita del grande musicista nigeriano Fela Kuti cantata e ballata da un gran cast, per quasi tre ore di ottima musica black e per una vera lezione di storia africana.
Plastic People è un localino che vi consiglio, nella zona di Shoreditch , dove la politica musicale è sempre ottima: le serate Warm infatti portano nomi come Prins Thomas, Carl Craig, Revenge e tanti altri, ogni primo venerdi del mese. E' un localino piccolo, con soffitto basso, poche luci, molto dark e gran impianto musicale...è proprio il basement perfetto!
Ora vi lascio, sono in partenza per la California...ci sentiamo tra due settimane!
martedì 15 febbraio 2011
LCD SoundSystem | The London Sessions
Confesso di avere girato le spalle alla band di James Murphy alla quarta canzone, l’estate scorsa durante il live nella main room del Sonar: tutto già visto, immaginato, sentito. Almeno per me. Non è spocchia la mia nel parlare di quella che è per dato di fatto da considerare come una delle cose più importanti della decade appena trascorsa. E’ forse solo consapevolezza che quel suono, quella sensazione, quel rock progressivo che diventa elettronica e viceversa, è con il senno di poi, il vero tratto distintivo di quegli anni. Si perché di anni dall’omonimo album doppio ne sono passati ben cinque: in mezzo concerti quasi ogni notte, in ogni parte del globo e svariati artisti inventati, con la scusa di gestire un’etichetta discografia. Lcd soundsystem ora è tutto questo, un macrocosmo di esperienze, possibilità artistiche e creative, sempre con il comune denominatore della potenza sonora.
Questo è "London Sessions", un nuovo album, un déjà vu registrato dal vivo, presso i Miloco Studios di Londra (dove i Chemical Borthers finalizzano i loro pensieri, tanto per intenderci). Nove canzoni assemblate da capo, con nuovi arrangiamenti ed equilibri, eccezion fatta per “Your city’s a sucker” - autentica bomba teutonica bside di una delle loro prime pubblicazioni.
Dopo questa prima premessa, voglio però permettermene una seconda, ovvero che non dimentico mai di essere stato adolescente, forse perché vivendo ancora da tale immagino che codeste parole possano finire d’innanzi a un mio simile formato diciassettenne, curioso di sapere cosa succede la fuori.
Detto questo considero questo un grande album, che forse però io non comprerei mai. Non è per il contenuto al suo interno anzi, le versioni sono si suonate dal vivo, come nei più classici studio album; forse non ho la razionalità di scindere tra la bellezza oggettiva dei brani in questione e le reminiscenze soggettive che hanno plasmato non tanto la mia persona, quanto la mia personalità.
“Daf punk is playing at my house” (indimenticabile la edit apparsa il capodanno due mila e cinque durante l’essential mix dei 2Many Djs su Bbc Radio 1), “Us & them” o ancora “All my friends” sono tracce che hanno forgiato non solo il mio orgoglio, ma quella di un’intera generazione. Per questo motivo ho definito questo disco come un grande album: perché è la fotografia migliore, la più nitida e ad alta definizione di un gruppo così maturo da fare la storia del suo tempo, così intelligente da non rincorrere se stesso e pronto a celebrare il 2 aprile 2011, al Madison Square Garden, l’atto conclusivo di una sontuosa carriera, prima del definitivo scioglimento. Ripensandoci, la mia forse è stata forse davvero spocchia, ovvero quella di poter pensare di fare a meno di un gruppo del genere.
Ci mancherete. E tu che ancora non li conosci ancora, non sai nemmeno quanto.
Questo è "London Sessions", un nuovo album, un déjà vu registrato dal vivo, presso i Miloco Studios di Londra (dove i Chemical Borthers finalizzano i loro pensieri, tanto per intenderci). Nove canzoni assemblate da capo, con nuovi arrangiamenti ed equilibri, eccezion fatta per “Your city’s a sucker” - autentica bomba teutonica bside di una delle loro prime pubblicazioni.
Dopo questa prima premessa, voglio però permettermene una seconda, ovvero che non dimentico mai di essere stato adolescente, forse perché vivendo ancora da tale immagino che codeste parole possano finire d’innanzi a un mio simile formato diciassettenne, curioso di sapere cosa succede la fuori.
Detto questo considero questo un grande album, che forse però io non comprerei mai. Non è per il contenuto al suo interno anzi, le versioni sono si suonate dal vivo, come nei più classici studio album; forse non ho la razionalità di scindere tra la bellezza oggettiva dei brani in questione e le reminiscenze soggettive che hanno plasmato non tanto la mia persona, quanto la mia personalità.
“Daf punk is playing at my house” (indimenticabile la edit apparsa il capodanno due mila e cinque durante l’essential mix dei 2Many Djs su Bbc Radio 1), “Us & them” o ancora “All my friends” sono tracce che hanno forgiato non solo il mio orgoglio, ma quella di un’intera generazione. Per questo motivo ho definito questo disco come un grande album: perché è la fotografia migliore, la più nitida e ad alta definizione di un gruppo così maturo da fare la storia del suo tempo, così intelligente da non rincorrere se stesso e pronto a celebrare il 2 aprile 2011, al Madison Square Garden, l’atto conclusivo di una sontuosa carriera, prima del definitivo scioglimento. Ripensandoci, la mia forse è stata forse davvero spocchia, ovvero quella di poter pensare di fare a meno di un gruppo del genere.
Ci mancherete. E tu che ancora non li conosci ancora, non sai nemmeno quanto.
posted by Ivan Minuti
Lcd Soundsystem
London Session
DFA Recording, Parlophone, Emi, Virgin
2011 Sal P, voce e batterista dei Liquid Liquid, sarà a Milano per la Design Week appena due settimane dopo la data di Ny insieme a Lcd soundsystem :
lo vedrete il 15 Aprile 2011 (Location TBD). STAY TUNED!
venerdì 11 febbraio 2011
Virgo Four | box collection: RESURRECTION
Chi posizionerebbe Merwyn Sanders e Eric Lewis nell’Olimpo dei Master House
Producer di fine anni '80 alzi la mano. Molti di noi si sono chiesti: ma chi sono? Da
dove vengono e soprattutto cos’hanno mai fatto?
Beh semplice! Il duo conosciuto come Virgo Four arriva da Chicago e la loro discografia non lascia certo a bocca aperta, a stupirci è la presentazione con cui Rush Hour omaggia questi due fenomeni che non si sa per quale strano motivo non siano mai arrivati nelle grazie degli Dei dell’House Music.
Si tratta di un Box set da cinque 12” colored assolutamente da collezionare, ma anche da suonare e ri-suonare: trenta tracce old school house che non sanno per niente di vecchio, anzi, riecheggiano
nei tempi passati con lo stupore della novità.
La resurrezione. Titolo apparentemente ambizioso, ma l'ascoltatore scopre presto che non è così. Ciò che conta è la musica, il contesto storico e scoprire nel 2011 che il piatto più succulento di tutta l'abbuffata Chicago House non era ancora stato servito! "Resurrection" è un disco che apre scenari oscuri perfino ai più feroci intenditori del genere, lasciando comunque quel bagliore che continua a far cercare qualcosa di nuovo - anche se creato vent’anni fa. Echi dub, scintille anni '80 (quelle giuste) e martelli house, il tutto immerso in una via lattea di pacifico e sognante soul.
Lavoro di ricerca invidiabile per i ragazzi di Rush Hour. Più di 100 tracce demo registrate su 4-piste in vari studi casalinghi tra il 1986 e il 1990 e da cui vengono selezionate, restaurate e rimasterizzate 30 perle che ai tempi furono snobbate da parte di quello stesso mercato discografico che in pochi mesi vide comparire un esubero di produzioni-clone, gran parte del quali di dubbia originalità e gusto. Certamente non aiutò neppure il basso profilo mantenuto dal duo, apparentemente piuttosto sterile in quanto a produzioni.
Per farla breve: se dopo venti anni ascoltiamo inediti e future hit del sound che più ci ossessiona, vuol dire che di tempo qui, ce n'è ancora per tutti!
posted by Kollektiv Smokeless
Virgo Four: "Resurrection"
Rush Hour
cd box: 15 tracks
vinyl box (12"): 30 tracks
Febbraio 2011
martedì 8 febbraio 2011
Discodeine | Discodeine
Ascoltiamo musica dalla mattina alla sera. Lo facciamo con forza e passione sfrenata, alla ricerca dei suoni che ci fanno saltare per aria.
Dalla mattina alla sera, a volte anche troppo velocemente, ascoltiamo vinili, cd e files, tanti files, troppi files, ma nelle giornate che trascorrono veloci tra cambi e riassortimenti di scaffali pieni di musica giustissima - ma giustissima per una settimana, balzi dalla sedia con qualcosa che già dal primo ascolto lascia il segno.
C'è da dire che uno dei due soggetti in questione (Pilooski e Pentile) non è certo nuovo alle orecchie di molti. Una lunga lista di remixes, re-edits, covers (eccetera eccetera) aveva già fatto assaporare tutto lo stile inconfondibile del francese. Ma è la prova sul lungo tragitto che lascia il segno.
In un inizio duemilaundici nel quale solo la parola "Anni '90" sembra essere degna di attenzione, i due lasciano tutti quanti una spanna indietro, sicuramente in quanto a ispirazione, freschezza di suoni e melodie e non ultimo efficacia sul dancefloor (pur sempre di dance-music stiamo parlando).
In un inizio duemilaundici nel quale solo la parola "Anni '90" sembra essere degna di attenzione, i due lasciano tutti quanti una spanna indietro, sicuramente in quanto a ispirazione, freschezza di suoni e melodie e non ultimo efficacia sul dancefloor (pur sempre di dance-music stiamo parlando).
Dopo i quasi 6 minuti che già ben conosciamo, comincia dunque l'esplorazione: "Falkenberg" ripulisce il suono denso di "Singular" e ci riporta sul pianeta Terra con un equilibratissimo guazzabuglio percussivo a fare da orizzonte ad un morbido risveglio mattutino.
E' dalla terza traccia che entriamo davvero nel mondo "Discodeiniano". La collaborazione con Baxter Dury (figlio del ??? Ian Dury) ci porta in un sogno fatto di nuvole di cioccolato e crema alle fragole (detto anche fame chimica). Le pulsazioni elettroniche non tardano però ad arrivare, "Antiphonie" introduce un' intensa ripartenza con pesanti grooves che si fanno sentire per un paio di tracce, per poi culminare in "Grace", traccione gonfio di melodie non-sense e drumming feroce.
L'atterraggio dopo il volo è morbido, "Homo-Compatibile" non ci fa sbattere la testa ma allo stesso tempo ci lascia dentro la carica.
Il Viaggio procede visionario e cavernoso con “Relapse “ ; ondeggiamo sulla sedia della follia ipnotica contando carte senza valore pregando di continuare a vedere la luce per risincronizzarci euforici al french touch di “Inverte”, fresco e spensierato.Sempre di sincro si parla, e a ricordarcelo c'è Mr. Cocker, che presta il suo distaccato approccio alla forma canzone creando un inno già consacrato dalla sacerdotessa DFA (chi lo sa lo sa).
Figures In A Soundscape vaneggia tribaleggiando e alla fine sei come espiato da tutti i tuoi peccati,
nei secoli dei secoli
Amen
posted by Kollektiv Smokeless
http://www.d-i-r-t-y.com/discodeine.htmlDiscodeine : " Discodeine"
Dirty records
11 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
What's Goin' on? | BY SEVERINO | #1
YO
HEY eccoci al primo appuntamento con WHAT'S GOING ON!
Un piccolo viaggio a Londra (città dove abito da 14 anni) per curiosare tra gli avvenimenti musicali, la nightlife, i gossip di ogni genere a cui mi capita di partecipare o che leggo & vedo in giro x la città...
Sicuramente partiamo con la vita notturna che esplode nella zona più nord est ...Dalston e'ormai diventato il quartire della night life piu'interessante con locali tipo DALSTON SUPERSTORE, THE NEST,VOGUE FABRICS e altre situazioni di warehouse vaganti; e anche andando verso il più residenziale Stoke Newington le occasioni di far festa non mancano...un passaggio obbiligato è poi nei vari kebab shops che ci sono, visto che la zona e'molto turca.
Da segnalre Batty Bass al the Nest, dove è possibile ascoltare new drum and bass e altre sonorità attuali, come l' acid house della resident e promoter Hannah Holland.
Per parlare di musica, pare che Tori Amos stia scrivendo addirittura un musical che andrà in scena al National Theatre ad aprile 2012.
Baretto-pub che segnalo per intenditori e che vorrei restasse non troppo fashion è la French House in Soho vicino a Old Compton st...adoro questo posto di ubriaconi ....attenzione perchè bisogna rispettare i "local"che ci vanno tutti i giorni: quindi niente cellulari e rispettare lo humor inglese...poi quando sono ubriachi tutto è più tranqui....comunque è un gran bel posto, uno dei pochissimi rimasti nel centro della città!
La rivista AnOther mag festeggierà i 10 anni il 22 febbraio con un party in Soho dove il sottoscritto avrebbe dovuto suonare, invece vi scriverò dalla California...peccato perchè la festa sarà organizzata anche da Kate Moss...grrr
HEY eccoci al primo appuntamento con WHAT'S GOING ON!
Un piccolo viaggio a Londra (città dove abito da 14 anni) per curiosare tra gli avvenimenti musicali, la nightlife, i gossip di ogni genere a cui mi capita di partecipare o che leggo & vedo in giro x la città...
Sicuramente partiamo con la vita notturna che esplode nella zona più nord est ...Dalston e'ormai diventato il quartire della night life piu'interessante con locali tipo DALSTON SUPERSTORE, THE NEST,VOGUE FABRICS e altre situazioni di warehouse vaganti; e anche andando verso il più residenziale Stoke Newington le occasioni di far festa non mancano...un passaggio obbiligato è poi nei vari kebab shops che ci sono, visto che la zona e'molto turca.
Da segnalre Batty Bass al the Nest, dove è possibile ascoltare new drum and bass e altre sonorità attuali, come l' acid house della resident e promoter Hannah Holland.
Per parlare di musica, pare che Tori Amos stia scrivendo addirittura un musical che andrà in scena al National Theatre ad aprile 2012.
Baretto-pub che segnalo per intenditori e che vorrei restasse non troppo fashion è la French House in Soho vicino a Old Compton st...adoro questo posto di ubriaconi ....attenzione perchè bisogna rispettare i "local"che ci vanno tutti i giorni: quindi niente cellulari e rispettare lo humor inglese...poi quando sono ubriachi tutto è più tranqui....comunque è un gran bel posto, uno dei pochissimi rimasti nel centro della città!
La rivista AnOther mag festeggierà i 10 anni il 22 febbraio con un party in Soho dove il sottoscritto avrebbe dovuto suonare, invece vi scriverò dalla California...peccato perchè la festa sarà organizzata anche da Kate Moss...grrr
martedì 18 gennaio 2011
James Blake
Lascio passare qualche minuto prima di mettermi a scrivere i miei pensieri in merito a questo album.
Cerco di svuotare la mente, il viaggio che sto facendo è lungo, ho bisogno di qualcosa che stuzzichi la mia attenzione. Sistemo l'equalizzatore e faccio partire l'album. Silenzio e mani ferme. "Unluck" finisce di colpo ed io, infastidita dal momento di silenzio, appoggio le mani sulla tastiera.
Traccia numero due e all'orizzonte si iniziano a frastagliare spicchi di luce dalle nuvole chiare.
Unicamente le colline incorniciano quelle nuvole bianche, là in lontanza.
Spalanco gli occhi alla luce e scopro piacevolmente che c'è ancora qualcuno che canta lasciando che gli echi dei vocals si rincorrano fra quelle colline che sto percorrendo.
Trovare artisti di questo calibro è difficile al giorno d'oggi. Ammetto che non conoscevo l'esistenza di questo James Blake. completo, ricercato, a tratti banale, ma grande arrampicatore di specchi.
La voce, a volte spezzata, sembra emulare il suono di una tromba acida nelle sue evoluzioni, mentre i synth vanno inserirsi in un elegante controtempo dalle sonorità mistiche.
Il cantato, come un moderno madrigale, sovrappone diverse tonalità della lirica, degenerando in un downtempo elettronico.
Ma è dalla quarta traccia, "Lindesfarne I" che si inizia a delineare l'intento di Blake: un piacevole nascondino tra spazi silenziosi e vuoti e riflessive liriche dalla chiara derivazione gospel.
"Lindesfarne II" è l'esplosione consequenziale del vuoto della precedente.
E' come se il treno riprendesse a correre e ogni tanto, in prossimità delle gallerie, la melodia si concentri solo sulla ritmica.
"Give my month" è una ballad scontata. voce e piano accompagnano malinconia e semplicità delle parole. sembra quasi che Blake rallenti il suo percorso roccocò di ricerca e mutamento sonoro.
E' con "To care (like you)" che riprende il percorso di ricerca con sorprendente utilizzo di pattern in 16esimi e cacofonie vocali. Parole volutamente storpiate, allungate da deelay rythm & blues.
Sdraiatevi in un prato: mettetevi a pancia in giù ed abbassate la testa per guardare attraverso l'erba di fronte a voi. Man mano che mettete a fuoco si capisce da cosa è composto: piccoli ramoscelli rotti, insetti, sassolini, fili d'erba.
Nell'insieme ciò che percepite è la verde bass line che nel sottofondo riempie l'immaginario visivo dell'udito. Ogni elemento che compone quel prato viene messo a fuoco in maniera frenetica e distinta come i vari suoni che compongono il brano, introdotti uno a uno, miscelati con cura e parti volutamente non uguali.
"Why don't you call me" è un breve lamento amoroso. acido e confuso quanto un hangover in un periodo di sfortune di cuore.
"La distanza più corta tra due punti è molto spesso intollerabile" come avrebbe detto il buon Bukowsky, Blake, invece, scrive "Limit to you love" dando forma ad un percorso non scontato, pregno del puro gusto di perdersi nei particolari.
L''incapacità complessiva di muoversi su una linea retta costruttiva di tutto l'album è forse la cosciente appartenenza ad un tempo moderno che, così pieno di informazioni, porta all'unione di tante (a volte troppe) sfumature espressive.
james blake rappresenta al meglio una generazione illogica di viaggiatori, di tormentati ricercatori tra synth e tradizionalisti amanti della musica.
posted by Giubia Mantellini
7 febbraio 2011
James Blake - James Blake
R&S Records
domenica 2 gennaio 2011
30 Years of Plastic - story of a Dj set
Ti voglio raccontare una storia che non è accaduta; ma sta accadendo.
Storia di musica al solito, ma che al palato emana alcool, pare Moscovskaya, al tatto polvere, quella dei dischi vecchi. Una storia, che parte da corso di porta ticinese l’estate passata e chissà mai dove potrà arrivare. Per il momento la si incontra spesso per Milano ed è sempre la stessa storia: sorridente, presa bene, rilassata, una storia che al gusto sa di pizzetta unta del fornaio e profuma di joint al volo con gli amici. E’ una bella storia, che a vederla però non assomiglia al libro di Nick Hornby. Bella storia, pensi tu, si perché i tempi cambiano esattamente con la musica: Shazam, Ping, Beatport, Tracktor sono cose che Miles Davis continuerebbe a ignorare. Storia di amicizia, di amore per le persone tutte, per l’educazione, per l’arte di comunicare. Musica udita dodici ore al giorno, selezionata, comprata, spacchettata, ascoltata, intesa, consumata. Jazz, funk, techno, blues - non sense - c’è di tutto. C’è pure chi ti propone di indossare le Puma al posto delle tue amate Adidas perché, come in ogni favola, il cattivo non può certo mancare. Già le Adidas.. forse parte davvero tutto da qui (è pur sempre Ticinese), con storie di scarpe che corrono forte e camminano e ballano tanto e che si spaccano e si sporcano come tutti i tuoi dischi, che seppur ben catalogati, cambiano e crescono con te. Ciò che trovo affascinante di questa racconto è che dietro ogni singolo album apprezzato c’è davvero una storia, un pomeriggio per compralo, un minuto per scoprirlo, chiacchere a riguardo che vanno avanti sere intere; il tuo viaggio trascinante a un bel party, al mattino a letto con la tua di fidanzata eppure a pranzo tutto storto. Ogni disco ascoltato, fa parte di te, fa parte del tuo tempo e forse tu stesso appartieni a lui per un attimo soltanto. Quanti sono trenta? Non ne ho idea. In realtà è solo davvero un istante, che dura poco è vero ma che continuerà per sempre ad accadere.
posted by Ivan Minuti
The Barking Dogs - December 18, 2010 - 30 years of PLastic (Part 1 - Midnight Traffic) by DISCOSAFARI
The Barking Dogs - December 18, 2010 - 30 years of PLastic (Part 2 - Vodka Belluria) by DISCOSAFARI
The Barking Dogs - December 18, 2010 - 30 years of PLastic (Part 3 - Meet Mr. Douglas) by DISCOSAFARI
18 dicembre 2010
30 anni di Plastic
@ Killer Plastic - viale Umbria 120 Milano
[ The Barking Dogs djset /mirror room]
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