Visualizzazione post con etichetta James Blake. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta James Blake. Mostra tutti i post

sabato 19 luglio 2014

AIRHEAD - Believe - 1-800 Dinosaur

discosafari - AIRHEAD - Believe - 1-800 Dinosaur

1-800 Dinosaur and Airhead announce a new 4 track EP ‘Be- lieve' released in July 2014
!


Airhead, (aka Rob McAndrews) a resident, founding member and spiritual ocelot of the 1-800 Dinosaur crew, will be releas- ing a four track EP ‘Believe’, the first of a series of re- leases from Dan Foat's emerging artist collective.

This Believe EP is a turning point for Airhead; equivalent to the moment in the film ‘Witness’ when Harrison Ford, as John Book, realises that the hitmen (witnessed by the Amish kid in the toilets) are actually policemen. The inward has been ex-changed for the outward. Where Airhead’s critically acclaimed debut album ‘For Years’ was all about tip-toeing barefoot into thick carpeted darkened rooms, this new EP, inspired by two years of 1-800 DINOSAUR parties, is all about the boom-boom oscillation and hands-in-the-air machine gun parties. The controls are set straight for the heart of the dancefloor where Rob has erected a Buffalo hide tipi and intends to live for the next 7 months.
The lead track ‘Believe’ has already caused a stir on the 1-800 DINOSAUR affiliated BBC R1 show, reminiscent of a sud- denly conscious anthropomorphic car alarm hurtling down a wa- ter slide with Leroy Burrell on Gary's. Both 'Shirin' and the Coki summoning 'Shekure' evolve out of the London-centric vapour trails of Grime and UK Garage, unsurprisingly causing the most damage at the 1-800 residency at Plastic People. The eery atmospherics of Hundred Years built around nascent chords and a vocal sample round off the EP perfectly!



Tracklist:


A1. Believe
A2. Shirin
B1. Shekure
B2. Hundred Years

martedì 1 luglio 2014

TESSELA - Rough 2 - R & S Records


discosafari - TESSELA - Rough 2 - R & S Records

Since the release of Tessela's R&S debut, Nancy's Pantry, the momentum has snowballed.
Earning a Radio 1 residency alongside James Blake, and a busy gigging schedule, Tessela AKA Ed Russell now offers up 'Rough 2' - the eagerly anticipated next instalment of his alchemic blend of tripped out sonics and punishing percussion.
Russell has amplified the disorientating elements that swim around the fragmented drum breaks and squirting laser blasts, challenging dancefloors at the same time as tearing them up.
'Rough 2' opens the release up in classic style - a frenetic batacuda style drum announces the track before giving way to unhinged re-pitched synth chords and swirling filter blasts, on the flip 'Butchwax' provides a muscular drum track and crunched up, stuttering stabs of funk, whilst the twisted 'C'mon Let's Slow Dance' sees Russell going further and deeper then ever before with a semi beatless, hallucinogenic laser light show that really pushes the boundaries of his sound to breaking point.


Tracklist:

1. Rough 2
2. Butchwax
3. C’mon, Lets Slow Dance


lunedì 18 marzo 2013

SIMPLE - Barely Together EP - Apollo Records

Discosafari - SIMPLE - Barely Together EP - Apollo
Qualcuno diceva che la bellezza sta nella semplicità e nella frugalità delle cose. Visione bucolica, questa, difficilmente accostabile a quasi la totalità della musica nel mercato 2.0 dei giorni nostri, ma che qualcuno riesce ad interpretare in modo davvero eccellente.
Una di queste nuove "mosche bianche" è sicuramente Simple, sound engineer made in Detroit trapiantato in L.A. che, dopo aver collaborato con varie etichette supercool  (Ilian Tape e Produkt Shallplatten su tutte), ci dona "Barely Together", EP di 6 tracce in uscita su Apollo.
Per chi non lo sapesse, Apollo è una sublabel di R & S Records. Si, proprio quella R & S, l'etichetta del cavallo rampante che, tralasciando (peccato mortale!) il passato pionieristico tra techno ed esperimenti vari, ha prodotto recentissimamente artisti del calibro di James Blake, Lone, MPIA3 e Space Dimension Controller.

giovedì 13 ottobre 2011

James Blake | Enough Thunder Ep

James Blake, Enough Thunder
Mi sono sempre fidato di Gilles Peterson e delle sue selezioni e proposte musicali. Quindi quando Gilles incluse alcuni pezzi di James Blake nel suo show su BBC Radio 1, pur storcendo il naso di fronte ad un ragazzetto inglese che cantava una nenia, ho seguito i consigli del maestro. James Blake è un bravo pianista e compositore e la sua musica è sperimentazione, a mio avviso più pop che elettronica, anche se etichette culto nel panorama elettronico hanno creduto in lui (vedi il 12” “CMYK”, uscito su R&S records l'anno scorso). Qualcuno dice che la sua musica è cupa, triste e in effetti ascoltando le tracce del EP "Enough Thunder" non si può far altro che aprire una bottiglia di scotch invecchiato, accendere una sigaretta e rispolverare quel libro che avevi giurato anni fa di finire. Nelle sei tracce che compongono l'EP si sentono echi, piani filtrati, suoni striduli di chitarre punzecchiate e modulate, accompagnate dalla voce di James che suona come un mantra. "We might feel unsound" è l'apice, oltre che dal titolo, di questa sperimentazione pop e chiude con suoni che sembrano uscire dai Matmos, cosi come in "Not Long Now", mentre in "Fall Creek Boys Choir", con Bon Iver, si gioca con voci sfumate dal vocoder e un downbeat lentissimo di sottofondo. "Enough Thunder", la title track, è pura voce e piano e richiama all'anima da compositore/cantautore di Blake. Un paio di ascolti di "Enough Thunder", ed ecco il verdetto finale: cinque sigarette, bottiglia quasi alla metà, lacrimuccia sul viso e, finalmente, libro finito.
posted by Edoardo Grandi

 
James Blake - Enough Thunder EP
Atlas Recordings
Ottobre 2011

martedì 18 gennaio 2011

James Blake


Lascio passare qualche minuto prima di mettermi a scrivere i miei pensieri in merito a questo album.
Cerco di svuotare la mente, il viaggio che sto facendo è lungo, ho bisogno di qualcosa che stuzzichi la mia attenzione. Sistemo l'equalizzatore e faccio partire l'album.  Silenzio e mani ferme. "Unluck" finisce di colpo ed io, infastidita dal momento di silenzio, appoggio le mani sulla tastiera.

Traccia numero due e all'orizzonte si iniziano a frastagliare spicchi di luce dalle nuvole chiare.
Unicamente le colline incorniciano quelle nuvole bianche, là in lontanza.
Spalanco gli occhi alla luce e scopro piacevolmente che c'è ancora qualcuno che canta lasciando che gli echi dei vocals si rincorrano fra quelle colline che sto percorrendo.

Trovare artisti di questo calibro è difficile al giorno d'oggi.  Ammetto che non conoscevo l'esistenza di questo James Blake. completo, ricercato, a tratti banale, ma grande arrampicatore di specchi.

La voce, a volte spezzata, sembra emulare il suono di una tromba acida nelle sue evoluzioni, mentre i synth vanno inserirsi in un elegante controtempo dalle sonorità mistiche.
Il cantato, come un moderno madrigale, sovrappone diverse tonalità della lirica, degenerando in un downtempo elettronico.

Ma è dalla quarta traccia, "Lindesfarne I" che si inizia a delineare l'intento di Blake: un piacevole nascondino tra spazi silenziosi e vuoti e riflessive liriche dalla chiara derivazione gospel.
"Lindesfarne II" è l'esplosione consequenziale del vuoto della precedente.
E' come se il treno riprendesse a correre e ogni tanto, in prossimità delle gallerie, la melodia si concentri solo sulla ritmica.

"Give my month" è una ballad scontata. voce e piano accompagnano malinconia e semplicità delle parole. sembra quasi che Blake rallenti il suo percorso roccocò di ricerca e mutamento sonoro.

E' con "To care (like you)" che riprende il percorso di ricerca con sorprendente utilizzo di pattern in 16esimi e cacofonie vocali. Parole volutamente storpiate, allungate da deelay rythm & blues.
Sdraiatevi in un prato: mettetevi a pancia in giù ed abbassate la testa per guardare attraverso l'erba di fronte a voi. Man mano che mettete a fuoco si capisce da cosa è composto: piccoli ramoscelli rotti, insetti, sassolini, fili d'erba.
Nell'insieme ciò che percepite è la verde bass line che nel sottofondo riempie l'immaginario visivo dell'udito.  Ogni elemento che compone quel prato viene messo a fuoco in maniera frenetica e distinta come i vari suoni che compongono il brano, introdotti uno a uno, miscelati con cura e parti volutamente non uguali.

"Why don't you call me" è un breve lamento amoroso. acido e confuso quanto un hangover in un periodo di sfortune di cuore.

"La distanza più corta tra due punti è molto spesso intollerabile" come avrebbe detto il buon Bukowsky, Blake, invece, scrive  "Limit to you love" dando forma ad un percorso non scontato, pregno del puro gusto di perdersi nei particolari.

L''incapacità complessiva di muoversi su una linea retta costruttiva di tutto l'album è forse la cosciente appartenenza ad un tempo moderno che, così pieno di informazioni, porta all'unione di tante (a volte troppe) sfumature espressive.
james blake rappresenta al meglio una generazione illogica di viaggiatori, di tormentati ricercatori tra synth e tradizionalisti amanti della musica.
posted by Giubia Mantellini

 
7 febbraio 2011
James Blake - James Blake
R&S Records