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martedì 15 ottobre 2013

WILL BERRIDGE - Make a Move Ep - Save You Records

Discosafari - WILL BERRIDGE - Make a Move Ep - Save You Records


A quanto pare il nome Will Berridge, in questa uscita su Save You Records, rappresenta potenza, forte carica espressiva, travolgente ripetizione dei 4/4 in quello che non pare un lavoro meditato ma un immediato prodotto dell’istinto. Mi riferisco in particolare alla traccia che apre questa release, "Make a Move": il pezzo è lì, l’impressione immediata è la traccia stessa. Tratto identificativo, nonché la forza di questa musica, è il fatto di essere immediata espressione di uno stato d’animo, senza grandi studi o riflessioni precedenti; d’altra parte il fine ultimo è chiaro, tanto semplice quanto evidente: fare del movimento, lo dice il titolo dell' intero Ep. Una traccia che si risolve nel momento in cui è ascoltata o ballata. Elementare la struttura, quanto i suoni: il sintetizzatore in primo luogo fa la traccia intera, poi una batteria riverberata e la cassa distorta. Complessivamente house / techno che suscita ricordi e rimembranze più precise, spesso berlinesi, a causa dell’echo del synth sincopato: particolarmente evidente, se volete testare empiricamente tutto questo, nel secondo original, "Metal Works". Questo Ep è l’esempio che per "far muovere" non servono i sofismi o la presunzione di fare una musica d’arte, serve semplicità, qualità della "materia prima" (i suoni) con cui si costruiscono i lavori e capacità di scaldare tale materia prima per trasmettere un’emozione, per "far muovere".


Riccardo Noego


Tracklist:

1. Make a Move
2. Try for us
3. Stacking Options
4. Metal Works
5. Make a Move (Ste Roberts Scotch Egg Remix)




lunedì 25 marzo 2013

BIRDSMAKINGMACHINE - BMM001 - Birdsmakingmachine

Discosafari - BIRDSMAKINGMACHINE - BMM001 - Birdsmakingmachine
Non è stato facile recensire questo secondo EP del collettivo "Birdsmakingmachine" sull’omonima label. Ad un primo ascolto risulta infatti quasi scontato e privo di contenuti.
“Lost Inside” e “Nest Rocking” hanno però attratto la mia attenzione. Pochi elementi che vengono aggiunti man mano che il pezzo si sviluppa, kick che prosegue dritto per la sua strada, pause e ripartenze non ostentate ed un tenue tappeto di synth che fa capolino tra i beat.

venerdì 11 gennaio 2013

Podcast #01 - Madteo - The Origins Of The New Year


Madteo è l’alias di Matteo Ruzzon, producer italiano trasferitosi a New York nei primi anni novanta. Fervente ascoltatore della crème de la crème della scena di Detroit e dintorni, mostra anche una predilezione per l’Italo disco e la musica rap, e vanta una collezione di migliaia e migliaia di vinili raccolti negli anni. La sua vasta conoscenza così come il suo ardente amore per la musica tornano nelle sue produzioni: una mescolanza non convenzionale di house, techno e hip-hop.  Sono "suoni" – come sottolinea Madteo – “Quando sto producendo, mi piace l'esplorazione di suoni diversi. Porta a rifiutare qualsiasi categorizzazione e limita la quantità dei diversi livelli che vanno a costruire una traccia. Con questo approccio, la limitazione, mi sono reso conto che alcuni suoni non sempre devono essere una parte del quadro. A volte lavoro soltanto con uno o due suoni differenti alla volta."


"Ho dimenticato che 'Modern' per me vuol dire quasi sempre old School ! Getting old... " 
"The Origins of the New Year" peace from "New York City".  
(cit Madteo)

sabato 18 dicembre 2010

The Brandt Brauer Frick Ensemble

Questa potrebbe essere la settimana più bella dell’anno: perché la democrazia Italiana era sul punto di dare la picconata finale per abbattere quel muro grigio che la separa dall’Europa; perché il Plastic fa trent’anni e perché sempre sabato potresti vedere l’Inter diventare finalmente campione del mondo. Oppure perché prendendo sul serio queste parole capiresti il perché regalarti questo long play per la vita.



Perché se di solito scrivo vaghe recensioni, voglio mettere in chiaro che mentre “Bop” gira sul mio Technics ho la netta percezione che codeste parole diveranno un 'ode alla musica in primis e ai tempi che stanno per cambiare.
Perché come in “the Dreamers” di Bernardo Bertolucci, chiunque può notare che fuori dai nostri account digitali, il mondo si sta scrollando dalle spalle le sue incertezze. Gli scontri degli studenti a Londra, la rivolta in Francia per le pensioni, la crisi mondiale ormai al suo picco, sono segni dell’esasperazione popolare; che siamo d’innanzi a un nuovo sessantotto, a nuovo novantuno.. non v’è dubbio. Cito l’anno di “Blue Lines” dei Massive Attack per esprimere al meglio la sensazione di stupore che ho avuto udendo queste nove tracce, che mischiamo le carte in tavola, tra musica classica, free jazz, minimal techno e dub. Nulla da spartire sia chiaro con quelle puttanate elettro sperimentali alla Moritz Von Oswald trio, che si rifanno a un suono anni novanta ma riletto in chiave più elementare, vista la totale assenza della componente adolescenziale di quei tempi.
Perché da allora sono passati più di vent’anni e in mezzo oltre allo sdoganamento di internet ci è passata pure l'era dell’home studio. Ovvero di chi, senza una cultura tecnica di base, ha potuto comunque iniziare a miscelare suoni, senza seguirne le regole classiche di armonia, di qualità della registrazione, insomma di tutto quel mondo che porta i dischi degli anni settanta ancora splendidi e sognanti sino a noi oggi.


Del resto Daniel Brandt, Jan Brauer e Paul Friedrich Frick sono Musicisti: non fanno ne i dj, nei producer, ne tanto meno i Pr. E’ gente che cura la qualità di un singolo suono emesso, lo fa suonare tanto per intenderci meravigliosamente bene. E se un paragone si può fare, quello più corretto è quello alla grande cucina: una musica di ricerca, fatta di ingredienti freschi e di stagione, amalgamati con sapienza, ma con la voglia di innovare.
A molti potrà sembrare un disco minimal modern jazz, con quei richiami vaghi alla dOP ma è molto di più: è cura maniacale, che si evidenzia sin dalla cover, con il disegn di uomini pinkfloydiani con la valigia, sostare su scale mobili. Certo ammetto che ascoltarlo dagli speaker interni del portatile non sarebbe una grande mossa (un po’ come mangiare il carpaccio di cappesante di Heinz Beck a Roma con piatto e posate di plastica) perché perdereste la potenza delle frequenze alte, nitidissime e avvolgenti, quelle delle basse, disegnate per colpire allo sterno il fruitore, ma non le medie, pensate invece per colpirlo al cuore. Chiunque ha un minimo di senso estetico non può che rimanere ammirato dal gusto e dall'eleganza di quest’opera, che tende a innovare sia il panorama della musica elettronica sia quello della musica classica, suggerendo il La alla commistione tra due generi e mondi ormai non così distanti distanti.
Perdonate tutta questa serietà. Ma la musica, questa musica, è davvero una cosa serissima.
posted by Ivan Minuti

Brandt Brauer Frick
You make me real
!K7
novembre 2010